#79 – Babbo Natale

Chi ha bimbi piccoli o ci ha avuto a che fare, sa benissimo che bisogna stare attenti a come si raccontano le favole e a quello che gli si dice. I bambini hanno una immaginazione molto più fervida della nostra e tendono a trasformare, con molta semplicità, in realtà l’immaginario.

E’ una cosa che ho sempre invidiato loro crescendo con gli anni. Ho sempre cercato di conservare gelosamente un po’ di quella sana e innocente magia nel vedere le cose, pur perdendone ampi pezzi lungo la strada. I bambini ti spiazzano, ti educano, ti raccontano e ti scavano dentro. Agli occhi di un bimbo non si può sfuggire, ti guardano più in profondità di quanto l’apparenza possa descriverti.

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6 Commenti...

  1. _Antonio_

    Pure le corna… e il naso rosso? 😉

  2. cius

    Mi riusciva difficile fare un naso ad un verme hehehe!

  3. _Antonio_

    Beh, inizio adesso a farti gli auguri, ché almeno ti arrivano personali. Ti auguro che il Natale e poi tutto l’Anno Nuovo siano pervasi da quella gioia e levità che ci hai trasmesso con le tue tenere e poetiche strisce a fumetti. Auguri a te e Signora!
    _Antonio_

  4. cius

    Grazie ad uno dei lettori/commentatori più presenti sul blog!
    Ti rinnovo anch’io gli auguri e ti ringrazio per le belle parole, davvero gradite. Spero il 2008 sia almeno come il 2007 in fatto di strip. Riuscire a continuare a disegnarle sarebbe magnifico.
    Il giorno di Natale sul blog ci sarà una strippettina con i miei auguri a tutti quanti.

  5. Moerandia

    Bella questa striscia; Quiff e Vermiglione potrebbero farsi regalare un fon da Babbo Natale.
    Ma sin da piccoli ti insegnano a vergognarti della tua fantasia, a “pensare a cose più serie”, sia gli adulti sia i bambini senza fantasia, e mano a mano la maggior parte passa al lato oscuro, da adulti rimangono in pochi ad utilizzare tutte le proprie facoltà.
    A Natale metto in rete anche io una striscia di auguri, è già pronta.
    Buone feste.

  6. Cius

    x Moerandia: Sono proprio quelli senza fantasia cresciuti con la paura di venir presi in giro a insegnare a “pensare a cose più serie”. Una delle piaghe della società.

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