Pentel Poket Brush Pen
giovedì, marzo 27th, 2008
Se l’altra volta, parlando della Pentel Aquash i toni erano entusiasti, oggi che provo a buttar giù due righe sulla Pentel Poket Brush Pen, il morale è un po’ più bassino. La penna a setole sintetiche infatti, nata come sostituta del classico pennello, si rivela buona sotto certi aspetti ma carente sotto molti altri. Possiamo elencare per prime le cose negative. Il primo posto va senz’altro all’inchiostro delle ricariche. Direi a mala pena sufficiente, tendente allo scarso. E’ un inchiostro che non ha nulla a che vedere con la china in quanto tale. Molto più blando, meno “nero” e deciso e racchiuso in capsule piccole con un’autonomia abbastanza breve (dipende sempre dall’uso che se ne fa ovvio, ma la quantità a mio avviso non è affatto soddisfacente).

Provando a ripassarlo ad aquerello, tende a non sciogliersi. Ma in caso di ripetuti passaggi può capitare di vedere delle leggere velature nerastre e non è di certo una gioia scoprire di avere annerito a fine lavoro un’area luminosa che doveva rimanere tale. Inoltre la ricarica una volta finita non si può riempire con inchiostro normale, l’unica alternativa è riutilizzare un’altra cartuccia della Pentel. La punta che di per sé è composta dello stesso materiale sintetico della Aquash, è abbastanza buona. Flessibile, morbida, segue bene i movimenti della mano, permettendo righine sottilissime o pennellate forti e decise quando serve.

Ma anche qui qualcosa al confronto con un pennello non torna. Il segno specie se veloce e rapido nella realizzazione, talvolta tende a lasciarsi indietro un po’ di inchiostro. Non è perfettamente fluido e rimangono a volte dei segni un po’ troppo secchi e sbiaditi (ne potete vedere di seguito un esempio su carta Fabriano Tecnico6 lisco da 240gr). Sembra che il dosaggio, ottimale nei passaggi lenti, si perda un po’ quando si accelera la mano. Non so dire se sia sempre il perfido inchiostro a giocarci questo scherzo o la tipologia delle setole che ne frenano la fluidità, fatto sta che mi sono ritrovato a dover ripassare dove non avrei voluto/dovuto.

Per il resto posso agguingere che la penna è leggera e si impugna senz’altro con più familiarità di un pennello classico. E’ necessario comunque approfondire la tecnica a pennello prima di poter domare completamente anche la Pocket Brush Pen. Insomma non è affatto vero che sia più facile usarla, dipende sempre dalle capacità soggettive dell’autore.

La penna, introvabile in Italia, costicchia. Mediamente 15 euro sui siti di vendita online (statunitensi e inglesi). Artifolk la vende a 13 euro comprensiva di 4 cartucce che prese invece singolarmente vengono quasi 5,50 euro (uno stock da 4 refill). Se a questo ci aggiungete i costi di spedizione (altri 5 euro e mezzo) l’utilizzo prolungato nel tempo non è affatto dei più economici.


