Pentel Poket Brush Pen
Se l’altra volta, parlando della Pentel Aquash i toni erano entusiasti, oggi che provo a buttar giù due righe sulla Pentel Poket Brush Pen, il morale è un po’ più bassino. La penna a setole sintetiche infatti, nata come sostituta del classico pennello, si rivela buona sotto certi aspetti ma carente sotto molti altri. Possiamo elencare per prime le cose negative. Il primo posto va senz’altro all’inchiostro delle ricariche. Direi a mala pena sufficiente, tendente allo scarso. E’ un inchiostro che non ha nulla a che vedere con la china in quanto tale. Molto più blando, meno “nero” e deciso e racchiuso in capsule piccole con un’autonomia abbastanza breve (dipende sempre dall’uso che se ne fa ovvio, ma la quantità a mio avviso non è affatto soddisfacente).

Provando a ripassarlo ad aquerello, tende a non sciogliersi. Ma in caso di ripetuti passaggi può capitare di vedere delle leggere velature nerastre e non è di certo una gioia scoprire di avere annerito a fine lavoro un’area luminosa che doveva rimanere tale. Inoltre la ricarica una volta finita non si può riempire con inchiostro normale, l’unica alternativa è riutilizzare un’altra cartuccia della Pentel. La punta che di per sé è composta dello stesso materiale sintetico della Aquash, è abbastanza buona. Flessibile, morbida, segue bene i movimenti della mano, permettendo righine sottilissime o pennellate forti e decise quando serve.

Ma anche qui qualcosa al confronto con un pennello non torna. Il segno specie se veloce e rapido nella realizzazione, talvolta tende a lasciarsi indietro un po’ di inchiostro. Non è perfettamente fluido e rimangono a volte dei segni un po’ troppo secchi e sbiaditi (ne potete vedere di seguito un esempio su carta Fabriano Tecnico6 lisco da 240gr). Sembra che il dosaggio, ottimale nei passaggi lenti, si perda un po’ quando si accelera la mano. Non so dire se sia sempre il perfido inchiostro a giocarci questo scherzo o la tipologia delle setole che ne frenano la fluidità, fatto sta che mi sono ritrovato a dover ripassare dove non avrei voluto/dovuto.

Per il resto posso agguingere che la penna è leggera e si impugna senz’altro con più familiarità di un pennello classico. E’ necessario comunque approfondire la tecnica a pennello prima di poter domare completamente anche la Pocket Brush Pen. Insomma non è affatto vero che sia più facile usarla, dipende sempre dalle capacità soggettive dell’autore.

La penna, introvabile in Italia, costicchia. Mediamente 15 euro sui siti di vendita online (statunitensi e inglesi). Artifolk la vende a 13 euro comprensiva di 4 cartucce che prese invece singolarmente vengono quasi 5,50 euro (uno stock da 4 refill). Se a questo ci aggiungete i costi di spedizione (altri 5 euro e mezzo) l’utilizzo prolungato nel tempo non è affatto dei più economici.



marzo 27th, 2008 at 12:51
Quindi possiamo dire che se uno vuole disegnare “portatile” può essere comoda, ma da usare a casa non vale proprio la pena?
E, altra domanda, se è così simile alle Aquash, conviene orientarsi su quelle anche per disegnare in giro, magari riempiendole con inchiostro di china (o ecoline nero?), o la cosa non è fattibile?
Ciao, e … vabbé, la smetto di dirti che sei un grande, tanto ormai si sa che i tuoi articoli e le tue strip mi piacciono.
marzo 27th, 2008 at 13:43
Sai, dipende un po’ se si è abituati o no ai pennelli e alla china “vera”. Io che non ci sono abituato ma ci ho giocherellato un po’, della Pocket Brush Pen ne sono rimasto un po’ insoddisfatto.
Poi se serve portarsela dietro, magari assieme alla Aquash, per lavori fuori casa, direi che è insostituibile sia come maneggevolezza che come comodità.
Riempire la Aquash di china nera? Non ho mai provato. Se mi avanza del tempo farò un tentativo e vediamo cosa salta fuori.
marzo 27th, 2008 at 14:04
ma allora ti conviene comprare sempre il kit di penna e 4 cartucce!
poi ti vendi la penna e vedi il risparmio!!!
marzo 28th, 2008 at 13:48
Beh, già è difficile rimanere soddisfatti di un pennello, figuriamoci di un surrogato (comunque le Mars Graphic Duo resteranno inarrivabili, neanche lontanamente paragonabili alle PITT Artist pen, non so rispetto a questi qui!!!).
la prova con l’aquash. 
Comunque, da quel che ho capito, sei rimasto insoddisfatto principalmente dall’inchiostro, giusto? In questo caso aspetto con impazienza
Ciao, e buon fine settimana!
marzo 28th, 2008 at 13:49
P.S. Dimenticavo: i Mars Graphic qui sopra non le producono più, chiesi direttamente alla Staedtler italia.
…SIGH! ;-(
marzo 28th, 2008 at 16:00
Carissimo, stavolta debbo correggerti.
Io ce l’ho e l’ho semplicemente trovata in una cartoleria a Venezia (probabilmente perchè si trova vicino alla facoltà di studi orientali), e il suo uso non sarebbe quello di inchiostrare disegni, bensì, di scrivere Kanji (ideogrammi giapponesi), e ti assicuro che più di tanto velocemente non li puoi scrivere, di conseguenza il carattere scritto ha un tratto molto fluido. Inoltre, l’inchiostro che ha dentro è regolato per scrivere, non per disegnare, ergo disegnando di sicuro durerà di meno ^^.
La Pentel Poket Brush Pen (chiamata フヅペン (fudupen) in giapponese) è trovabile in italia
Io studio giapponese e da noi ce l’abbiamo quasi tutti, e fidati che per i kanji funziona benissimo
Per disegnare io continuo ad usare le mie Pitt artist pen che per il genere che faccio io le trovo ottime!!
Ciriciao!!
marzo 28th, 2008 at 16:32
x Sio: Ottima l’imbeccata per la reperibilità italiana della penna (bisognerebbe sapere se la vendono anche online per chi non abita a tiro di Venezia).
aprile 1st, 2008 at 11:46
Vorrei spezzare una lancia a favore del pennarello Pentel (premetto che non l’ho mai usato): uno dei grandi del fumetto italiano l’ha usato proprio in accoppiata con gli acquerelli.
Parlo di Gipi, il cui blog è:
http://giannigipi.blogspot.com/
Ne ha parlato in un suo vecchio post (in un suo precedente blog):
http://www.bacidallaprovincia.com/2006/01/post-tecnico.html
Se cercate le parole “pennarello pennellato” o “Pentel”, troverete, tra i commenti, quelli che riguardano il suo uso nelle pagine di alcuni fumetti del mitico Gipi.
Il suo tratto è eccezionale
aprile 1st, 2008 at 18:22
> Il suo tratto è eccezionale
Già. Forse tutta la differenza sta qua! Hahaha!
Gipi è un grandissimo. Un gigante.
Avevo letto anch’io il suo post sul pennello della Pentel.
Chissà se lo usa ancora. Il post è un po’ vecchio… (2006)
Glilo chiedo: Gipi lo usi ancora il pennello della Pentel? Che ne pensi?
aprile 1st, 2008 at 23:42
Penso che la sua ‘evoluzione’ l’abbia già spinto ad andare oltre

In questo post:
http://giannigipi.blogspot.com/2008/01/025.html
Ha iniziato a sperimentare con i ‘pennarelli g-tech 0,25′.
Non ho idea di quali pennarelli siano, in realtà, nè dove si possano trovare in Italia (lui vive a Parigi, se non ricordo male).
Probabilmente userà ancora il pennarello Pentel per motivi di continuità di stile (ricordo un post in cui ne parlava), visto che dovrebbe lavorare al seguito di quelle ‘vecchie’ storie.
Tra l’altro, recentemente, ho acquistato in blocco tutti i suoi fumetti. Un vero tripudio di emozioni!
Le sue storie hanno meritato davvero tutti i numerosi premi che hanno vinto
Gli acquerelli, comunque, li usa ancora. E davvero alla grande, se non si fosse ancora notato eheheh!
aprile 2nd, 2008 at 19:56
Per il discorso Pentel ribadisco che in mano a Gipi anche uno stuzzicadente sporco di maionese diventa lo strumento perfetto per crearci qualcosa di sicuramente grandioso.
Per il discorso acquerelli io rimango ammutolito ogni volta che li vedo.
Quelli di Roma http://giannigipi.blogspot.com/2008/02/roma.html mi hanno lasciato di stucco. Insomma andare in giro in scooter, tornare a casa e disegnare ’ste cose non è da tutti.
Credo comunque che l’uso dei materiali sia soggettivo. Appena presi in mano e usati si capisce se fanno per noi o no. Poi si sperimenta, certo, ci si evolve, ma come in tutte le cose si cerca la propria strada. Se il segno giusto lo si ottiene con una semplice Bic, beh, sarà quello e in quel momento il miglior strumento al mondo a disposizione.
aprile 3rd, 2008 at 00:32
Riguardo agli ‘acquerelli romani’, lo stesso Gipi scrive, tra i commenti, che ‘Però in testa avevo altri risultati, lontani da quello che è uscito alla fine’.
Pensa se gli fossero venuti per come li aveva immaginati
A parte gli scherzi, sono perfettamente d’accordo con quello che hai scritto tu.
Ognuno (di noi) va alla continua ricerca del proprio stile, dei propri strumenti ‘ideali’ con cui esprimersi.
Penso (e spero) che la ricerca non arrivi mai a una conclusione.
D’altronde è questo il bello del potersi esprimere sempre in modo diverso (da se stessi e dagli altri), no?
aprile 23rd, 2008 at 18:12
A proposito del riempirla con inchiostro di china, ho appena letto di qualcuno che lo fa qui.
Ciao.
maggio 7th, 2008 at 00:58
Salve a tutti. Non dimenticate che della Pentel esistono anche questi…
http://www.dickblick.com/zz228/90/
Secondo me altrettanto comodi come la Pocket.
maggio 7th, 2008 at 01:04
Inoltre per i pennarelli g-tech utilizzati da Gipi non c’è bisogno di andare in Francia, si trovano normalmente nelle cartolerie italiane (addirittura io l’ho comprata in un’edicola). Li produce la Pilot.
Saluti a tutti.
maggio 7th, 2008 at 21:53
Grazie delle info Nino, le g-tech m’hanno incuriosito…
novembre 17th, 2008 at 20:41
Le Pentel Brush le vende anche un colorificio/negozio di belle arti in via Cesare Correnti a Milano, almeno fino a tre mesi fa; io li compro lì, comprese le ricariche.
gennaio 16th, 2009 at 20:44
Il problema dell’inchiostro che va ripassato non dipende ne dalle setole ne dalla cartuccia.
Dipende esclusivamente dal tipo di carta che si utilizza.
La fabbriano è resistente ma poco porosa e con la pentel non è l’ideale.
Provate a comprare una carta liscia un pò più porosa e vedrete che va a cannone.
Nel link ci sono delle cose fatte con la pentel.
A me sembra che funziona bene.
giugno 5th, 2009 at 00:16
ANche io ho comprato un Pentel Brush Pen e dopo poco utilizzo, con qualsiasi cartuccia ci metta, al posto di un bel tratto nero mi compare un tratto grigiastro..come se la china fosse annacquata. Ho pure provato a lavare dall’interno la penna, senza cartuccia… cambiare cartuccia, ricaricare la cartuccia… ma niente di niente. Ti è capitato, per caso?
ciao, jean.