Le Patacate – parte prima

Oggi e in altri post che seguiranno, vi mostro quello che nessun disegnatore avrà mai il coraggio di mostrarvi. Ovvero quelle che il buon Paolo Cevoli definisce le patacate. Cioè robe fatte male, di fretta, senza testa, a tratti ridicole e stupide. Applicate al fumetto poi le “patacche” possono assumere il fin troppo reale significato di macchie, zozzerie, chiazze più o meno visibili di errori e rimedi vari.

Insomma capita (a molti) per esempio che usando china e pennino o china e pennello, si infiltri per svariati motivi (magari dopo la pulizia) dell’acqua in più di quella che serve tra le punte o le setole, dando vita quando meno ce lo si aspetta all’entusiasmante effetto del gocciolamento. Partono così, all’improvviso, getti e puntinature, goccioloni neri come petrolio che finiscono dritti dritti nel punto del disegno più complicato da rifare, schizzi lunghi un miglio tra la prima e l’ultima vignetta che si potrebbe stenderci sopra i panni, e via dicendo… insomma un disastro.

Vogliamo parlare poi quando l’inchiostro del disegno, magari nei punti in cui se ne accumula di più, si secca solo in superficie? Lasciando il magma nerastro al di sotto bello fluido e morbidoso che la gomma delle cancellature, al suo passaggio, stende più o meno uniformemente sul bianco candido del foglio? O quando tentando di rimediare ad uno dei sopra citati errori si combinano disastri ancora più grandi e si deve ripartire da zero… E’ vero, si evitano queste cose. Con un po’ di pazienza tanto per iniziare e con tanta pratica e tante prove, accertandosi di aver asciugato e pulito per bene i propri strumenti o aspettando che il tutto sia bello asciutto aiutandosi magari con il phon… ma allora, che patacate sarebbero?!

Quindi quando capita ci si fa il callo e si va avanti e si recupera il recuperabile. Di seguito tanto per iniziare, eccovi una strip di esempio già comparsa sul blog di Momo. Ve la mostro prima della scansione e della pulizia digitale a computer con Photoshop. Come sapete ci tengo agli originali, quindi cerco di ripulire i disegni anche nella realtà oltre che in quel mondo virtuale che è internet e per farlo (non potendo puntare il mouse e fare click) uso scolorina, china bianca, tempera, ecc.

Questa la strip dopo le patacate di inchiostro dovute a gocciolamento e stiratura da gomma, già pulite con la scolorina:

Questa invece quella scandita e ripulita con Photoshop:

La prossima volta vediamo assieme la famosa e antica arte della pezza…

4 Commenti...

  1. _Antonio_

    “L’arte della pezza”… lol!!!
    Pare che Magnus fosse un maestro in questo, aveva l’obbiettivo della stampa e quindi ogni pezza, pecetta, sbianchettatura, era funzionale a quello.
    Invece leggevo che Stano non mette pezze quasi mai.
    Ciao.

  2. Cius

    La maniacalità (se po’ dì?) di Magnus ha un prezzo da pagare che si paga in pezze. Stano è molto più “gestuale”, si aggrappa alla pennellata del momento, è quasi un pittore.

  3. Disgrafia

    Faccio un commento generale a questo blog e alle tue strip: meravigliose!
    Le ho scoperte tramite “Scuola di fumetto” e mi sono quasi commossa. Complimenti, davvero!
    E ora verrai obbligatoriamente aggiunto ai preferiti, ti seguirò.
    A presto!

  4. Cius

    x Disgrafia: grazie! Grazie davvero delle belle parole. Non so mai cosa dire quando qualcuno mi fa dei complimenti belli come i tuoi. Spero di non deludere le aspettative!

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