Addio, sergente.

Questa mattina presto ero al tavolo da disegno mentre il bimbo e mia moglie dormivano. Stavo preparando una strip per uno dei (pochi) grandi uomini che ha abitato il pianeta terra da vero ospite, e che pubblicherò appena pronta. Il sedici giugno ci ha lasciato Mario Rigoni Stern, scrittore, soldato, ma sopratutto uomo, nel più alto significato del termine. C’è da togliersi tanto di cappello e ricordarlo attraverso i suoi scritti è oltre che un piacere un dovere per tutti, fosse solo per tutte quelle sfumature umane e inconfondibili che accompagnano il lettore tra i suoi eterni racconti. Non ti lasciava mai solo. Ti teneva per mano nella neve di Russia, ti zittiva al momento giusto per osservare cervi, caprioli, ti insegnava a stillare il miele dagli alveari dei fuchi o ti faceva sorridere con i suoi scoiattoli, i suo merli, i suoi urogalli. Poi quando calava la sera ti raccontava della guerra e del freddo e della fame e della povertà, ti raccontava delle cattiverie degli uomini e della speranza di un mondo migliore, come se il nero del cielo fosse il nero delle malefatte di un tempo e l’alba la salvezza del genere umano. Te ne andavi a letto chiudendo il libro e sognando di cose selvagge.

Un commento...

  1. Il Grande Vecchio Saggio del mondo | Sbandalavàsh

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