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I pennini da disegno – I Perry inglesi

mercoledì, dicembre 3rd, 2008

Nei giorni scorsi mi è capitata una sorpresa. Sono venuto in possesso di tanto materiale da disegno appartenuto a mio nonno. Amava il disegno tecnico e negli anni ha accumulato con somma passione tantissimi oggetti che a vederli ora sembrano spuntare direttamente da un passato pieno di meraviglie. Tutto in ordine, ben preciso, come un’armata di soldati in attesa di comandi, nei cassetti chiusi da tempo. Ora ho tutto in una scatola sulla scrivania: righelli e squadre di legno (di l-e-g-n-o), compassi, normografi, gomme, temperini, matite colorate, chine e una infinità di scatolette con dentro di tutto.

Una di queste è una vecchia confezione di Presbitero, marca di pennini italiani di tanti anni fa – anni 30 e 40 per la precisione- quelle con l’alpino ritratto sul coperchio. L’alpino mi guardava fiero e serio e mi ha incuriosito subito. E’ stata la prima che ho aperto.

Al suo interno ho trovato un piccolo tesoro. C’era un’altra scatoletta di cartoncino blu recante questa dicitura:

Aprendola momenti mi viene un colpo. Mi sono trovato davanti nientepopodimeno che decine e decine di pennini Perry & Co. numero 25, mai usati, nuovi.

Il tempo non li aveva neppure sfiorati. Un tesoro in perfette condizioni. Parevo il pirata Barbagialla che dopo aver scavato la fossa in una qualche isola sperduta del Pacifico trova un forziere pieno di dobloni.

Premetto che i Perry inglesi sono già di per sé oggetti mitologici. Legati a grandi nomi, uno su tutti, il grande Jacovitti che li usò per tutta la sua carriera per lettering e disegni. (Piccola parentesi: oggi ricorre l’anniversario della sua scomparsa, ben undici anni fa e a questo link ho trovato un bel articolo che doverosamente ricorda la sua geniale arte).

Striscia rubata agli amici di Balloons (il collegamento riporta a tutte le loro citazioni sul Jac)

Si tratta di pennini straordinari, al di là della loro fama, su carta sono davvero oggetti magnifici. Come dicevo tempo fa, per le strip di Quiff ho sempre usato un Conté semplice semplice, pennino leggero dal tratto onesto. Non si fa fatica ma nemmeno si può osare. La punta è flessibile quanto basta ma manca di un po’ di elasticità in più. Non si impunta mai ma non permette, ad esempio tratti leggeri e fini. Col suo color acciaio pallido è il prototipo del classico pennino tuttofare.

Il Perry 25 invece lo si vede che è un vecchio lupo di mare. Abituato alle secche e alle tempeste improvvise di inchiostro. E’ bello ab-bronzato(!) e segue la sensibilità della mano con giusto equilibrio.

E’ in grado di fare segni finissimi (tanto è vero che lo uso addirittura per ripassare) e se premuto va giù bello leggero, si apre e ti permette marcature ben definite. Ma la flessibilità, rispetto ad esempio ad un  Imperial Hunt 101 è molto più controllata. L’Imperial è un cane pazzo in confronto!

Poi è vero che ogni mano è diversa e che ogni stile è un mondo, però non credo di osare nel dire di aver trovato uno strumento quasi perfetto. Credo anche sia arrivato nel momento giusto. Sarà felice il nonno di sapere che tutti quegli oggetti dormienti nel buio dei suoi cassetti hanno ripreso a correre felici sui fogli di suo nipote.

Si, dicevo che le scatolette sono tante. C’è anche dell’altro, oltre ai Perry. Ma c’è ancho molto da sistemare e da ripulire dai segni del tempo. Appena pronto vedrò di scriverci due righe.