Peter Doig è un pittore Scozzese nato ad Edinburgo nel 1962. E’ ad oggi l’artista vivente più quotato sul mercato europeo. Nel 2007 il quadro White Canoe è stato battuto al’asta da Sotheby’s per la cifra record di 11,3 milioni di dollari. Nel 1993 ha vinto il prestigioso primo premio al John Moores exhibition ed è stato nominato per il Turner Prize nel 1994, a soli 32 anni.
I numeri si sa, sono importanti.
Ma quello che forse è ancora più importante dire è che pur essendo un pittore di così grandi successi, è praticamente uno sconosciuto al grande pubblico. Peter Doig è un modernissimo pittore all’antica. Per prima cosa va detto che sa disegnare e dipingere in modo eccellente (merce rara nell’epoca bestiale in cui viviamo, nella quale tutto è arte) e sa esprimere alla maniera dei grandi maestri, qualcosa che dà subito quell’idea di eternità tipica delle opere dei geni. Nel 1979 a Londra ha studiato alla Wimbledon School of Art prima e alla St Martin’s School of Art dopo. Senza studi accademici di chissà quali livelli, Doig è in grado di sfornare opere che fanno impazzire la critica e smuovono i grandi compratori d’arte di tutto il mondo. Qual è allora il suo segreto?
Un quadro di Doig richiede spesso mesi di progettazione e studio prima di prendere vita sulla tela. La fotografia, l’altra sua principale passione, è una delle fonti primarie di ispirazione. Uno scatto può regalare l’idea dello sfondo, un altro dei soggetti, un altro ancora la combinazione dei colori. La pittura non è una copia pedissequa della fotografia, è una elaborazione della stessa, o meglio, una conseguenza della stessa. Diciamo, una base di partenza visto che anche nei soggetti naturali Doig lavora sempre in studio e quasi mai all’aperto. Non è insomma né un pittore naturalista a tutti gli effetti né un fotografo votato alla pittura.
I quadri di Doig, definito “il Turner dell’era moderna”, non a caso sono delle brillanti costruzioni emotive realizzate attraverso un ricercatissimo uso dei colori. White Canoe, il quadro degli undici e passa milioni di di dollari ne é un esempio: una canoa vuota, solitaria, lucente di un bianco puro che lentamente si muove in mezzo ad un caleidoscopio di tinte diverse.
Blotter è il dipinto che l’ha reso famoso. Un uomo (il soggetto è preso da una foto fatta da Peter a suo fratello) all’interno di uno stagno congelato si guarda riflesso nel ghiaccio. Dice Peter Doig: “The figure is deliberately shown looking down into the reflection; this is to suggest inward thought, rather than some sort of contemplation of the scene.” La solita introspezione. Però poi chi osserva il quadro non può fare altro che alzare lo sguardo, guardarsi attorno e vedere la meraviglia di quegli alberi, di quella neve, di quelle onde e di quelle virbazioni che sembrano squagliarsi verso il fondo e sgocciolare, sciogliendosi, ai suoi piedi.
In Reflection la figura umana la si immagina attraverso un mondo riflesso e capovolto che cade addosso senza ritegno ( i quadri di Doig sono grandi, alle volte enormi – l’effetto deve essere piuttosto potente). I colori, nella gradazione calda del giallo, dell’arancio e del rosso formano ombre, luci, silhouette di alberi, forse betulle, longilinei e spogli che fanno da sfondo ancora un volta ad una scena apparentemente immobile ma allo stesso tempo scatenata: un turbinìo di forme e colori che si spezzano e si ricompongono e fanno girare la testa.
Probabilmente una delle caratteristiche dei dipinti di Doig è proprio quella di riuscire a mettere lo spettatore in allerta, come se dovesse improvvisamente succedere qualcosa in qualche angolo del dipinto. Come se a un certo punto dovesse mettersi tutto in movimento.
Evanescenze. Sensazioni. Come in Milky way. Chi ha visto dal vivo almeno una volta la Via Lattea in cielo sa che si tratta di uno spettacolo primordiale di bellezza inaudita. Ti fa sentire “piccolo”, dice qualcuno, altri provano pace, alcuni si sentono persi. Perchè ci sono troppe stelle lassù da mettere dentro agli occhi in un colpo solo e troppo caos in cielo per comprenderlo – e comprimerlo – tutto in un unico sguardo. In Milky way, un quadro che ha pochi colori e la bellezza dei disegni dei bambini, c’è questa natura paurosa e selvaggia tra il nero della notte e quella scia luminosa che va da una parte all’altra della tela. Che sta sopra ma anche sotto. Che avvolge. E in tutto questo sospesa tra il cielo e la terra una piccola canoa, che và chissà dove, come tema ricorrente.
Continua…







